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© 2017 - 2019 by Annalisa Rizzi

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Deliri letterari e altre amenità

Il blogsalotto di Annalisa Rizzi

19/11/2019, 09:30



Blog-tour:-"Il-sepolcro-di-Encelado"-di-Michele-Giannone-(Dark-Zone)


 Terzo e ultimo appuntamento di oggi con gli amici di Dark Zone!Conosciamo meglio Michele Giannone e i personaggi de "Il sepolcro di Encelado".



Terzo e ultimo appuntamento di oggi con gli amici di Dark Zone!
Conosciamo meglio Michele Giannone e i personaggi de "Il sepolcro di Encelado".
Pronti?

Come scegli i protagonisti dei tuoi romanzi? Quanto di te c’è in loro?
Di solito, una volta stabilita la trama e l’eventuale sviluppo del romanzo, mi pongo la domanda se - ai fini di quella narrazione - sia più funzionale a raccontarla un solo punto di vista o piuttosto molteplici.
La risposta è fondamentale ai fini del rapporto che si crea tra i personaggi e la storia che li coinvolge. Avere una sola voce narrante fa sì che gli altri personaggi debbano essere filtrati da quella; se invece ci sono più punti di vista, tu scrittore devi smettere di volta in volta i panni dell’uno e indossare quelli dell’altro.
Sia nell’uno che nell’altro caso - e veniamo alla seconda domanda - puoi pennellarne la personalità con qualche tratto della tua ma non ricalcarla/e su di essa. Il rischio in questo caso sarebbe quello di creare tanti avatar simili l’uno all’altro, appiattiti su una sola personalità. Ne perderebbe l’approfondimento psicologico di ognuno di essi e, nell’ottica della storia, verrebbero a mancare quelle interazioni che la portano avanti e la stratificano.


Per costruirli preferisci ispirarti a persone reali, oppure li inventi di sana pianta?
Nel caso del mio ultimo romanzo, in molti personaggi c’è tanto di persone con le quali ho intrattenuto rapporti o che ho anche solo conosciuto. Pur trattandosi di personaggi fittizi, infatti, ciascuno di essi ha tratti caratteriali, tic, modi di esprimersi di persone reali.  Penso d’altronde che chiunque ci cimenti con la scrittura, debba essere nella vita di tutti i giorni una sorta di "registratore vivente sempre acceso", pronto a cogliere negli altri aspetti che ritiene possano essere utili, tirandoli fuori quando poi racconta una storia per rendere le proprie creature su carta non figurine ma pulsanti di vita vera, tridimensionali.

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale?
Una forte motivazione di base e, per quanto estremo possa sembrare, la capacità di suscitare empatia, nonostante il proprio ruolo. Nel mio romanzo - e qui purtroppo devo mantenermi vago per non spoilerare nulla - per quanto le "ragioni" dell’antagonista possano sembrare aliene, ho cercato di far sì che trovassero comunque fondamento in argomenti "validi". 

Nel tuo libro c’è un personaggio che preferisci? Hai un aneddoto da raccontarci sul suo conto?
Sarebbe semplice citare Dario Greco, il protagonista principale. In realtà quello che mi ha dato grandi gratificazioni nel tratteggiarlo e, a opera ultimata, da scrittore mi ha reso felice per come viene fuori dalle pagine del romanzo è senza dubbio il professore Contarino.
L’ho costruito attingendo alle figure di un paio di insegnanti che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere nel corso dei miei anni scolastici.
Nei suoi dialoghi col protagonista ho messo dentro tanto dei confronti, anche extrascolastici, che io avevo in particolare con uno di loro e "il mistero della casa dei mattoni rossi" (il lettore del romanzo scoprirà a cosa mi riferisco) trae ispirazione dall’idea, concreta o meno non so dirlo, che un evento rilevante del passato di un altro di quei professori potesse aver influito sulle sue successive scelte di vita.

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare?
Ti riporto un breve stralcio di uno dei dialoghi tra lui e il protagonista che, a mio modo di vedere, rivela tanto sul personaggio.
"Hai detto di non essere a Rocca per l’eruzione. Dunque che ci fai qui? Sarebbe un onore per me, eppure non credo che tu sia venuto quassù solo per il tuo vecchio professore di storia e filosofia."
"Non potrebbe essere? Insegnanti come lei non ce ne sono più."
"Sai, Greco, forse nel tuo animo si cela comunque un avvocato." E sorrise.
Sorrise anche Greco. "Siamo ciò che scegliamo, non è così?"
"Non sempre. Talvolta siamo ciò che dobbiamo essere. Spesso scegliere è un privilegio."

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato! Ti va di lasciare un saluto ai lettori?
Grazie a voi per l’ospitalità che mi avete concesso. 
Tenetelo sempre con voi un bel libro. Sul comodino la sera o in borsa mentre siete in giro, poco importa: un bel romanzo rende più vivido qualsiasi momento della giornata.

19/11/2019, 08:30



Blog-tour:-"Gli-artigli-dell’aquila"-di-Fabio-Monteduro-(Dark-Zone)


 Secondo appuntamento di oggi con gli amici di Dark Zone!Stavolta tocca a Fabio Monteduro presentarci i personaggi della sua nuova opera "Gli artigli dell’aquila".



Secondo appuntamento di oggi con gli amici di Dark Zone!
Stavolta tocca a Fabio Monteduro presentarci i personaggi della sua nuova opera "Gli artigli dell’aquila".
Scopriamo insieme qualcosa di più!

Come scegli i protagonisti dei tuoi romanzi? Quanto di te c’è in loro?
Come per ogni cosa che riguarda tutti i romanzi che ho pubblicato (e Gli artigli dell’aquila, non fa eccezione) i protagonisti delle storie nascono in modo spontaneo, nel senso che non creando una "story board" prestabilita, ma solo un vago "canovaccio", nessuno di loro "esiste" finché non viene tradotto sulle pagine del romanzo. Le loro stesse caratteristiche, anche fisiche, nascono da ciò che la storia gli "chiede" di fare; per questo non c’è molto di me in loro. Anche perché, dopo 10 pubblicazioni e quindi qualche centinaia di personaggi creati, se mi fossi basato su me stesso, sarebbero stati tutti più o meno simili, invece mi piace pensare che ognuno di loro sia un’entità assestante, quasi un essere vivente reale.

Per costruirli preferisci ispirarti a persone reali, oppure li inventi di sana pianta?
Credo che la risposta precedente sia consona anche a questa domanda, anche se va aggiunto che osservare la gente comune sia uno dei compiti di uno scrittore, perché è ovvio che le persone spesso sono fonte di ispirazione.

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale?
Sono fermamente convinto che tutti i personaggi di un romanzo debbano essere "tridimensionali", per questo cerco sempre di creare un background di quasi tutti i protagonisti dei miei lavori. Più racconti di loro, più gli crei un passato e quindi la prospettiva di un futuro, più sono reali e convincenti. Ne Gli artigli dell’aquila, infatti, ben prima di narrare i fatti contingenti la storia vera e propria, viene raccontato il passato tragico del protagonista, anche e soprattutto per creare empatia con chi legge.

Nel tuo libro c’è un personaggio che preferisci? Hai un aneddoto da raccontarci sul suo conto?
Indubbiamente Sara, la ragazza con un passato quasi incredibile alle spalle. L’aneddoto è semplice: Sara, se pur con un nome diverso, è una persona reale e ciò che le accade con Angelina, a un certo punto del romanzo, è fatto veramente accaduto. In effetti, tutta quella parte del romanzo è vera.

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare?
«Le tue macchine fotografiche?» le chiesi.
Lei mi guardò e sorrise appena. «Quelle? Beh, la Guardia Forestale mi ha assicurato che se le ritroveranno me le faranno riavere... e se credo a questa, poi me ne racconteranno anche un’altra. In realtà, mi dispiace solo per le decine di foto che avevo scattato; lo sai che avevo ripreso anche un cervo tra una macchia di alberi?»
«Un cervo? Bello. Ma davvero delle macchine non t’importa?»
Alzò le spalle. «Quelle posso sempre ricomprarle, ma le foto fatte sono andate perdute. Una foto ben fatta, è come il ritratto del passato, come qualcosa che ferma il tempo.»

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato! Ti va di lasciare un saluto ai lettori?
Si, certo... "E’ sempre meglio lasciare una luce accesa".

19/11/2019, 07:30



Blog-tour:-"SICE,-Angeli-Caduti"-di-Fernando-Santini-(Dark-Zone)


 Cari lettori,tornano i nostri amici di Dark Zone con il primo dei tre appuntamenti di oggi.Parleremo con Fernando Santini a proposito della sua opera "SICE, Angeli Caduti".



Cari lettori,
tornano i nostri amici di Dark Zone con il primo dei tre appuntamenti di oggi.
Parleremo con Fernando Santini a proposito della sua opera "SICE, Angeli Caduti".
A voi l’intervista!

Come scegli i protagonisti dei tuoi romanzi? Quanto di te c’è in loro?
Quando decido di scrivere una storia, mi concentro su alcune scene che rappresentano i momenti salienti e mi domando cosa voglio tramettere al lettore. Quando riesco a rispondermi, inizio a pensare ai personaggi che mi aiuteranno a raccontare la storia. Ne scelgo il sesso e gli orientamenti sessuali e li definisco fisicamente e psicologicamente. La costruzione non è puntigliosa e perfettina, ma a grandi linee traccio un profilo e verifico se il personaggio che ho creato regge nello storyboard che vado a costruire. Ovviamente questo accade per i personaggi principali, le comparse, che sono comunque un elemento importante per un thriller, vengono costruite nel momento in cui scrivo la specifica scena in cui entrano in gioco. La loro presenza è però limitata alla scena e alle informazioni che devo fornire al lettore in quel momento, questo mi porta a tratteggiarli in modo sommario, come se li disegnassi con una matita fina, dando l’impressione che siano fantasmi che si materializzano per un istante per poi tornare a confondersi con la nebbia.
Quanto di me c’è in ognuno di loro? Nei personaggi principali, sia quelli positivi che quelli negativi, ci sono di sicuro parti di me. La mia visione del mondo, il modo in cui io ragiono o faccio le domande, la rabbia che provo in alcune situazioni, la gioia che mi esplode in petto in altre. In definitiva, nessuno dei personaggi principali mi assomiglia, ma una parte di me è in ognuno di loro. 

Per costruirli preferisci ispirarti a persone reali, oppure li inventi di sana pianta?
È molto più eccitante e divertente creare dal nulla un personaggio. Nel mio caso, dopo aver immaginato la storia, penso a lungo a come dovrà agire questo o quel personaggio principale, quindi definisco quale sia il suo aspetto fisico e subito dopo quali caratteristiche (calma, nervosismo, coraggio, paura, durezza, gentilezza) deve avere la sua personalità.

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale?
Deve essere una persona normale, di quelle che potremmo incontrare al supermercato, in ufficio, dentro un centro commerciale. Ha solo il difetto di aver ceduto al male per convenienza, perché in questo modo diventa più facile soddisfare i desideri più profondi, che poi altro non sono che l’affermazione della grandezza della propria persona. Il cattivo si muove nella società consapevole dei suoi crimini, avendo accettato la propria natura. Il cattivo di turno non deve essere particolarmente stupido né eccezionalmente intelligente, certamente, però, deve essere capace di tirar fuori la sua malvagità lì dove le persone normali esiterebbero. Il cattivo, però, come ogni essere umano, commette degli errori ed è grazie ad essi che l’eroe può provare a sconfiggerlo.

Nel tuo libro c’è un personaggio che preferisci? Hai un aneddoto da raccontarci sul suo conto?
In SICE Angeli Caduti mi piace molto il Commissario Capo Vincenzo Palladini. Lui è il numero due della SICE ed è un poliziotto che vorrebbe poter trovare rapidamente i colpevoli e non sarebbe contrario a strapazzare un poco un criminale pur di farlo confessare. Però è anche un uomo obbligato, dal suo codice d’onore, a rispettare le regole. È un uomo che ha un animo sensibile, pur essendo un duro. Il suo capo, il Vicequestore Marco Gottardi sembra rubargli spesso la scena, ma Vincenzo è sempre lì, pronto a condividere l’onere del comando e a collaborare per tenere unita la squadra. In questo romanzo, la sua vita avrà dei cambiamenti e lui stesso rimarrà sorpreso per questa evoluzione (di più non posso dire altrimenti si sconfina nello spoiler). 

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare?
«Ragazzi, io mi preparo un nuovo caffè» dichiara dopo un’ora il commissario capo.
Teresa lo guarda sorridendo.
«Cosa c’è, ti sei già stancato?»
«Questo tipo di attività non mi è mai piaciuta. Io, sono un uomo d’azione e non mi diverto a guardare un computer.»
«Ma dai, in fondo è come quando facciamo i pedinamenti. Si tratta solo di avere la pazienza di annotare cosa accade intorno a noi.»
«Non sono cose uguali. Durante un pedinamento ho paura di essere scoperto, ho il terrore di perdere di vista la persona che sto seguendo, ho la costante preoccupazione di distrarmi e non riuscire a osservare un elemento importante per la mia indagine. Tutta questa tensione fa salire il livello della mia adrenalina e io mi sento più carico, più vivo. Quando, invece, faccio un’indagine al computer, come stiamo facendo ora, non riesco a sentire tutta questa eccitazione.»
«E ti annoi.»
«Esatto» le dice Vincenzo guardandola dritto negli occhi.
«Scusa, ma perché non sei andato a casa? Potevamo occuparci io e Lucio della visione dei filmati.»
«Ci tenevo a lavorare con te. Sei veramente brava ed è bello vederti all’opera» le dice lui regalandole un sorriso.
«Grazie» risponde lei toccandogli il braccio, «andiamo a prenderci il caffè, mi hai convinta che hai bisogno di uno stop.»
Vincenzo si alza e aspetta Teresa.
«Andiamo alla macchinetta, ho bisogno di muovere un poco le gambe» propone lei.

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato! Ti va di lasciare un saluto ai lettori?
Abbraccio tutte le persone che amano leggere e che cercano in una storia delle emozioni e la possibilità di vivere, per qualche momento, delle situazioni che difficilmente si verificheranno nella vita reale. Da autore spero di riuscire a soddisfare, almeno in parte, le loro aspettative.


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