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Deliri letterari e altre amenità

16/05/2019, 09:30



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 Terzo e ultimo appuntamento odierno con i nostri amici di Dark Zone!Giuseppe Milisenda ci racconterà alcuni interessantissimi retroscena a proposito dei personaggi di "Micropolis", il suo nuovissimo romanzo.



Terzo e ultimo appuntamento odierno con i nostri amici di Dark Zone!
Giuseppe Milisenda ci racconterà alcuni interessantissimi retroscena a proposito dei personaggi di "Micropolis", il suo nuovissimo romanzo. Pronti?

Come scegli i protagonisti dei tuoi romanzi? Quanto di te c’è in loro? 
Solitamente non scelgo i protagonisti dei miei romanzi. Loro nascono spontaneamente dall’inchiostro che inizia a riempire il foglio bianco. Immagino che siano il frutto inconscio delle mie esperienze. Prendono il sopravvento e acquisiscono lentamente le loro sembianze assumendo un’identità e facendo emergere la storia della loro vita, che ne condiziona comportamenti e pensieri. Siamo il frutto delle nostre esperienze e anche loro lo sono. 
In "Micropolis" mio figlio Claudio ha influenzato molto la scelta di temi e protagonisti. Ho scritto il romanzo per lui e con lui. Quindi c’è molto di lui in ogni pagina. È evidente che la sua passione per la storia delle origini dell’umanità, per la ricerca di nuove forme di vita nell’immensità dell’universo, e la sua attenzione per i cambiamenti climatici abbia influenzato la trama attorno alla quale hanno preso forma i protagonisti. Molti di loro hanno nei loro sguardi la stessa passione e curiosità che contraddistingue mio figlio e tutti i ragazzi incontrati nel corso degli incontri sulla legalità che tengo, per motivi di lavoro, nelle scuole. Nei protagonisti del romanzo c’è la loro voglia di non rassegnarsi. 
    
Per costruirli preferisci ispirarti a persone reali, oppure li inventi di sana pianta?
Ritengo che ogni personaggio che nasce dalla penna di uno scrittore sia condizionato dalle sue esperienze di vita. Non credo che possano esistere personaggi del tutto estranei a chi li crea o all’universo di persone che, giorno dopo giorno, un autore incontra. 

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale?
L’antagonista deve avere una storia, un motivo che lo ha spinto a essere tale. Deve inoltre avere la capacità di evolversi per non dare punti di riferimento al lettore. Il cattivo nel prossimo capitolo potrebbe anche diventare un buono. Sumuabun, uno degli Anunnaki del mio romanzo, esprime bene il mio concetto di antagonista. 

Nel tuo libro c’è un personaggio che preferisci? Hai un aneddoto da raccontarci sul suo conto?
Adoro i miei piccoli Xsmalls e il profondo significato che custodiscono nei loro cuori pulsanti, ma i personaggi del mio romanzo che preferisco sono i pazienti del centro salute mentale, perché sono incredibilmente veri. Loro ci insegnano ad apprezzare la diversità. Vivo in un piccolo paese straordinario che ospita un ex ospedale psichiatrico. Alcuni pazienti passeggiano tra le vie del borgo e sono capaci di compiere i gesti più straordinari e inaspettati. Per conoscere le loro storie però dovrete sfogliare le pagine del mio romanzo.  

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare?
Mi piace ricordare Peppino che passeggia tra le vie del paese in cui vivo chiedendo l’elemosina. Un giorno durante l’offertorio ho scoperto il vero motivo della sua insistenza. Ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni un pugno di monete e l’ha riversato nel cestino che il chierichetto portava tra i banchi della Chiesa. Ho voluto rendere immortale il suo gesto tra le pagine del mio libro nella speranza che le persone possano imparare a vedere la bellezza oltre le apparenze.  
    
Grazie per lo spazio che ci hai dedicato! Ti va di lasciare un saluto ai lettori?
Ringrazio io voi per l’opportunità che mi avete offerto. Saluto con affetto ogni lettore. Spero che possano non solo apprezzare il romanzo, ma soprattutto condividerne gli intenti.  In una vecchia intervista dissi che se fossi riuscito con le parole dei miei libri ad allontanare anche solo uno, due o tre ragazzi dal tunnel della droga avrei realizzato una piccola magia di cui andare fiero. Saluto ognuno di loro con la speranza che un giorno il mondo della cultura possa salvare la società dal suo declino e offrire un futuro ai nostri figli.     



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