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Deliri letterari e altre amenità

06/05/2019, 07:30



Blog-tour:-"Victorian-Solstice"-di-Vittoria-Corella-e-Federica-Soprani-(Dark-Zone)


 Tornano i miei amici di Dark Zone per un nuovissimo blog tour! Stavolta sono mie ospiti Vittoria Corella e Federica Soprani, che ci racconteranno qualcosa a proposito della genesi dei personaggi di "Victorian Solstice", il loro ultimo romanzo.Pronti



Tornano i miei amici di Dark Zone per un nuovissimo blog tour! Stavolta sono mie ospiti Vittoria Corella e Federica Soprani, che ci racconteranno qualcosa a proposito della genesi dei personaggi di "Victorian Solstice", il loro ultimo romanzo.
Pronti?

Come scegliete i protagonisti dei vostri romanzi? Quanto di voi c’è in loro?
VITTORIA: Di solito parto dalla faccia. Guardo la tv, un film e se c’è un volto che mi parla, spesso mi parla di un personaggio. Così comincio a studiare le espressioni, le particolarità e dopo descrivere e immaginare è un soffio. Potrei dire che nei miei personaggi ci sono io, ma in realtà c’è una me stessa priva di regole e spesso amorale. Scrivere diventa esercizio di anarchia e malvagità, senza fare del male a nessuno ed evitando la galera. Ah, mi diletto di cattivi e perversi, magari non si era capito.
FEDERICA: Vorrei poter affermare che sono io a sceglierli. In realtà, nella maggior parte dei casi, sono loro a scegliere me. Tanti anni fa qualcuno mi ha definita un condominio ambulante di personaggi. Inizialmente la definizione mi aveva fatto sorridere, anche perché, Tutt’al più, io mi sento la portinaia che lava le scale e spazza l’atrio mentre questi uomini e queste donne bellissimi e dalla vita intensa e appassionante vanno e vengono come se io non esistessi. Riflettendo più seriamente sulla cosa è vero che, come spesso sono le storie a venire fuori da sole, così anche i personaggi in qualche modo scelgono di farsi raccontare da me. Troppo tardi si rendono conto di che razza di scrittrice sadica io sia. Ormai sono in trappola.

Per costruirli preferite ispirarvi a persone reali, oppure li inventate di sana pianta? 
VITTORIA: Per certi personaggi mi sono ispirata a persone realmente esistite, come Lancelot Mercyful liberamente ispirato ad Albert Fish, serial killer di inizio ’900.  Come ho già detto, i volti, i corpi vengono dalla realtà. Una faccia, una storia.
FEDERICA: nella maggior parte dei casi tendo a inventare. Però mi è capitato di ispirarmi anche a persone reali. Ricordo che una volta scrissi un racconto fantasy mettendo come antagonisti due personaggi veramente sgradevoli con i quali avevo avuto che fare durante un viaggio di lavoro. Il racconto fece molto ridere i miei colleghi, che capivano benissimo da chi avevo tratto ispirazione. Anche nel romanzo a cui sto lavorando ora uno dei personaggi principali è ispirato alla mia figlioccia, Noa, della quale porta anche il nome.

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale? 
VITTORIA: Vale per buoni e cattivi: esseri imperfetti. Avere difetti. Essere fallibili. La perfezione fa schifo.
FEDERICA: deve avere una buona ragione. È molto difficile riuscire a rendere il male puro profondo, intenso e affascinante. Questo non vuol dire che per forza di cose il cattivo debba essere diventato cattivo perché ha avuto un’infanzia difficile, un’adolescenza problematica, per non parlare dell’età adulta. Ci sono persone più portate a fare del male, così come ce ne sono portate a fare del bene. L’importante è motivare in modo coerente le loro scelte di vita. Che uno sia cattivo solo perché nella storia serve un cattivo è terribilmente banale e noioso.

Nel vostro libro c’è un personaggio che preferite? Avete un aneddoto da raccontarci sul suo conto? 
VITTORIA: L’incompresa, crudele, vendicativa Valentina Casanova. Carnefice e vittima insieme, da molti ritenuta cattiva, io la vedo come la donna che non vuole soccombere alla prepotenza dei maschi.
FEDERICA: solo uno? Scelta ardua... banalmente risponderò che mi piace Jericho. È un personaggio molto lontano da me, come indole e natura, eppure, per certi versi, sento di avere più cose in comune con lui che con molti altri. In un certo qual modo Jericho potrebbe essere quello che io sarei potuta diventare se avessi avuto meno remore morali, meno scrupoli, più faccia tosta e se fossi stata meno amata. 

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare? 
VITTORIA: La via è una ferita.
FEDERICA:  C’era stato un tempo in cui non avrebbe reagito, se non sorridendo. C’era stato un tempo in cui tutto ciò che avrebbe desiderato sarebbe stato sentire anche solo il dolore, morire come una stella, ardendo in un’unica, abbagliante nova, per poi svanire nell’oscurità.

Grazie per lo spazio che ci avete dedicato! Vi va di lasciare un saluto ai lettori?
VITTORIA: Buona lettura e ricordate: i buoni lo sognano, i cattivi lo fanno.
FEDERICA: buona lettura, buona vita e lunga notte. 


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