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Deliri letterari e altre amenità

24/07/2017, 16:47

Racconto autoconclusivo, drammatico



Stella-della-sera


 La pioggia cadeva incessantemente.Il grigiore sembrava chiuderlesi addosso, avvolgendola in una strana luce plumbea che nemmeno l’ombrellino colorato della bambina riusciva a contrastare.



La pioggia cadeva incessantemente.
Il grigiore sembrava chiuderlesi addosso, avvolgendola in una strana luce plumbea che nemmeno l’ombrellino colorato della bambina riusciva a contrastare.
Attendeva, ma in realtà, nella praticità della sua logica, sapeva che era tutto tempo perso, eppure in quel preciso istante non avrebbe voluto trovarsi da nessun’altra parte.
In quel momento fermarsi era giusto, nonostante la pioggia sottile e il freddo. In quel momento fermarsi era l’unica cosa da fare.
Sospirò, e osservò le volute del vapore disperdersi leggere dalle sue labbra. Fino a quel momento, la voglia di librarsi e scomparire come il suo respiro era stata pungente e intollerabile quasi allo stremo, perché sapeva perfettamente che non sarebbe mai riuscita ad andare via.
Aldilà delle umiliazioni, aldilà dei lividi, aveva dovuto rialzarsi, giorno dopo giorno, ingoiando le lacrime e l’impotenza. Aveva dovuto piegarsi alla violenza di una persona che aveva giurato d’amarla... in quella che sembrava essere ormai un’altra vita.
Nulla aveva avuto un senso. Non s’era mai riuscita capacitare di come tutto fosse avvenuto. Il cambiamento si era insediato lento nella sua vita, strappandole il sorriso e la dignità, riducendola in un’ombra inconsistente senza consapevolezza. Come se tutto quello squallore potesse essere normale. Come se una donna picchiata e vessata potesse tranquillamente ignorare la propria condizione.
Finché si era trattato soltanto di lei, aveva resistito. Si era cucita addosso una coltre di passività e paura e vi si era rassegnata. Ma quando era toccato alla bambina tutto era cambiato.
Il rumore forte dello schiaffo e il pianto isterico della piccola l’avevano risvegliata, riportandola violentemente alla realtà, facendole finalmente realizzare quello che stava accadendo.
«Mamma.»
Si riscosse. La bambina le aveva preso la mano, guardandola con gli occhioni scuri sotto l’ombrellino sgargiante.
«Mamma, andiamo?»
Sentì il sorriso dissiparle quei pensieri. Lanciò un’occhiata fugace ai cartoncini che teneva stretti nell’altra mano.
Li aveva comprati subito dopo la sentenza, senza pensarci un attimo. Era corsa a casa e aveva preparato tutto, ridendo, quasi cantando, perché finalmente tutto poteva cambiare.
Strinse forte i biglietti, portandoli sul cuore.
«Si, amore.» Rispose dolcemente. «Andiamo.»
La pioggia cessò di cadere. Sopra l’aeroporto, la prima stella della sera fece capolino nel cielo che andava sgombrandosi.


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