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Deliri letterari e altre amenità

Il blogsalotto di Annalisa Rizzi

13/07/2017, 17:32

racconto autoconclusivo, romance, commedia gastronomica



Sapori-di-Puglia


 «Non provarci neanche!» Esclamò lui.Francesca lo guardò fingendosi piccata. «Non mi farai ubriacare.» Gli rispose sorridendo.



«Non provarci neanche!» Esclamò lui.
Francesca lo guardò fingendosi piccata. «Non mi farai ubriacare.» Gli rispose sorridendo.
Nicola le lanciò uno sguardo offeso, poi scoppiò a ridere. Era difficile mantenere un’espressione contrariata davanti a quel viso imbronciato. «Non ne ho intenzione. Non lascerò che tu abbia la scusa per poter dire, un giorno, che non ti ricordi di questa sera.»
Gli occhi di Francesca brillarono. «Uhm... d’accordo.» si arrese, togliendo la mano delicata dal bordo del bicchiere.
Nicola sorrise, versando il liquido dorato dai riflessi leggermente verdognoli. «Se assaggi il Verdeca, assaggi la mia terra.» Le disse.
Francesca non poté fare a mano di notare l’espressione sognante di lui. Nicola continuò. «Assaggi la mia storia. Assaggi me.» Concluse, guardandola suadente.
Lei distolse lo sguardo, sentendosi avvampare. Si affrettò a portare il bicchiere alla bocca: avrebbe potuto incolpare il vino del rossore che le tingeva le guance. Il liquido ammantò le sue papille gustative, stuzzicandole. Non lo aveva mai bevuto prima: era buono, fresco, fruttato, e al tempo stesso deciso. Si chiese se anche Nicola fosse un uomo limpido e deciso come quel vino. Di certo lui sembrava parimenti intrigante.
«Cominciamo», disse lui alzandosi e dirigendosi in cucina, per ricomparire un istante dopo al suo fianco. Poggiò delicatamente due piatti sulla tovaglia immacolata e sedette nuovamente di fronte a lei.
Francesca guardò la pietanza. Le cozze gratinate emanavano un leggero aroma di aglio e olio d’oliva. Il verde del prezzemolo faceva capolino, rallegrando la vista assieme al rosso dei pomodorini. «Sembrano squisite.» Affermò.
Lui scoppiò a ridere. Forse era davvero colpa del vino, ma quella risata accese qualcosa dentro di lei. «Se non lo fossero mi vergognerei tantissimo per la brutta figura. E anche per aver sprecato la materia prima. Vengono da Taranto, sai?»
Francesca gli rivolse uno sguardo stupito. «Da Taranto? Apposta?»
Lui assunse un’espressione seriosa. «Oh, si. O di Taranto, o niente. Lì ci ho fatto il militare. A volte, in estate, andavo in un ristorantino sul lungomare, proprio sul Canale Navigabile. Si poteva cenare guardando il Ponte Girevole, il Castello Aragonese, e le lampare che uscivano per le battute di pesca notturna.»
Lei sorrise. «Molto romantico. Chissà quante ragazze ci avrai portato.»
L’altro scosse la testa. «Nessuna. Ma vorrei portarne una molto speciale, un giorno.»
La giovane abbassò lo sguardo, imbarazzata. Assaggiò l’antipasto, gustando i mitili. La gratinatura era paradisiaca, croccante e cremosa al tempo stesso. L’aglio, sorprendentemente leggero, si sposava a meraviglia con gli altri ingredienti.
Quando terminarono lui si rialzò con un sorriso. Fu la volta di una pasta fresca lunga con gamberi e rucola.
«Che formato di pasta è?» Chiese lei, incuriosita.
Nicola sorrise. «Si chiamano troccoli.»
«Hai fatto arrivare anche questi apposta per stasera?» Gli chiese ridendo.
Lui rise a sua volta. «Oh, no. Si sarebbero rovinati! Questi li ho fatti io.»
Francesca rimase con la forchetta a mezz’aria. «Tu? Davvero?»
Lui sorrise annuendo. «Mi ha insegnato mia nonna. Li faceva sempre per noi nipoti, quando andavamo a trovarla alla sua casa al mare. Aveva un mattarello rigato che usava apposta. Quando è venuta a mancare, ho fatto di tutto per impossessarmene: è l’unico ricordo che ho di lei. Quando faccio la pasta mi sembra di averla accanto.»
Lei colse la tenerezza nel suo sguardo. «È una cosa molto dolce.» Disse.
Lui la guardò. «Penso che la famiglia sia importante. Un albero deve avere delle radici forti per crescere, per ricoprirsi di foglie, per dare buoni frutti. Le origini sono indispensabili per pensare al futuro.»
Lo fissò, interdetta. Non era sicura di star interpretando correttamente quel discorso. Il cuore prese a battere forte.
I troccoli erano deliziosi. La callosità della pasta era perfetta, i gamberi erano compatti e saporiti, cotti al punto giusto. Un leggero sentore di peperoncino le stuzzicava la lingua assieme alla rucola, spingendola a bere: quel vino esaltava quel piatto in modo superbo.
«Farei volentieri il bis.» Gli disse.
Nicola sorrise. «Non essere ingorda!» La redarguì giocosamente. «Ci sono altre cose da assaggiare. Se fai il bis non avrai più spazio per il resto. E il meglio deve ancora arrivare.» Concluse, strizzandole un occhio.
Lei attese rassegnata al suo posto. Quando lo vide arrivare con un’orata cucinata al sale in entrambi i piatti, fu lieta di avergli dato ascolto.
La carne del pesce era tenera e sugosa. Il gusto delicato era avvolgente, e si combinava alla perfezione con il Verdeca.
Nicola le sorrise. «Sono felice che apprezzi. Anche se questa, purtroppo, non è paragonabile a quelle che pescavo da piccolo insieme a mio padre.»
Francesca gli sorrise. «Non sapevo che sapessi pescare.»
Lui la osservò. «Mi ha insegnato lui. Era iscritto alla Federazione di Pesca Sportiva di Bari. Spesso mi portava al porto, e io sgattaiolavo nel cortile accanto, nella sede della Lega Navale, per giocare con gli innumerevoli gatti che vivevano lì.»
Gli occhi di lei si illuminarono. «Adoro i gatti.»
Nicola le sorrise. «Anch’io. Ho sempre pensato di prenderne uno, se mai avessi trovato una persona disposta a prendersene cura assieme a me.»
«Sarebbe bello» Le sfuggì, senza che potesse far nulla per impedirsi quell’uscita. Sicuramente era colpa di quel vino delizioso.
Lui le sorrise, portando via i piatti con le lische.
Quando tornò, aveva con sé due piattini con un unico dolcino ricoperto di zucchero a velo. Il profumo stregò immediatamente le narici di lei.
«Cos’è?» Gli chiese, osservando la pasta sfoglia.
Lui le sorrise. «Nel mio dialetto si chiama sporcamuss. Prima di spiegarti il significato di questa parola, vorrei che tu lo assaggiassi.»
Lei fu lieta di ubbidire. Quando addentò il dolce, la crema pasticcera fuoriuscì imbrattandole le labbra. Dovette leccarsele con ben poca grazia, suscitando le risate del suo commensale. «Ecco, appunto. Vuol dire sporca bocca. Ne sono pazzo.»
Risero, insieme.
Nicola le prese una mano. «Per la verità, non è solo di questo dolce, che sono pazzo.» Le disse, sorridendole teneramente.
Francesca ricambiò il sorriso con il cuore che le galoppava gioiosamente nel petto.


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