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Deliri letterari e altre amenità

Il blogsalotto di Annalisa Rizzi

13/01/2019, 20:01



Cinque-consigli-per-scrivere-una-buona-storia


 Purtroppo il solo talento non è sufficiente per scrivere un buon racconto: io stessa ho commesso (e commetto!) tantissimi errori, talvolta grossolani. Ci sono però alcune cose che ho imparato per migliorare il mio lavoro



Se è vero che lo storytelling è arte, è altrettanto vero che l’arte è fatica.
Purtroppo il solo talento non è sufficiente per scrivere un buon racconto: io stessa ho commesso (e commetto!) tantissimi errori, talvolta grossolani. Ci sono però alcune cose che ho imparato per migliorare il mio lavoro e riuscire a offrire a chi mi legge qualcosa per cui valga la pena spendere tempo prezioso.

1. Leggere tanto e bene.
Può sembrare scontato, ma quando mi confronto con altri autori scopro con sommo stupore che non lo è poi così tanto. La giustificazione più gettonata è quella di voler evitare di "contaminare" la propria scrittura con lo stile altrui. Sperando di non offendere nessuno, questa è, a mio parere, una solenne idiozia: la lettura non solo è un meraviglioso modo per imparare ed evadere, ma lo è anche per affinare il nostro modo di scrivere. Ci permette di sbirciare fra i segreti del mestiere di tanti scrittori. La paura di contaminare lo stile è infondata: siamo persone diverse, irripetibili, ed è inevitabile che anche il nostro stile lo sia. Che possa piacere o meno ai più, quello è un altro discorso.

Qualche libro utile allo scopo?
Il viaggio dell’eroe. La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, di Chris Vogler;
On writing. Autobiografia di un mestiere di Stephen King;
Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli.

2. Osservare il mondo.

Lasciamoci ispirare da quello che ci circonda: talvolta lo spunto per una buona storia può nascere da un momento qualsiasi della nostra vita. In questo periodo, ad esempio, sto costruendo un racconto su un personaggio ispirato a un tizio in cui mi sono imbattuta qualche settimana fa.

3. Essere coerenti.
Si dice che la cosa migliore sia "scrivere quello che si sa". Sono fermamente convinta che questa sia un’affermazione che vale oro: se siamo sicuri di qualcosa, non correremo rischi di commettere qualche strafalcione epocale parlandone.
E se non conosciamo l’argomento di cui vogliamo parlare? Sparare a casaccio con la scusa della "licenza poetica" non ci aiuterà: meglio documentarsi a dovere. Scrivere significa mettere su carta il nostro mondo, ma se la nostra storia è destinata a essere letta da altri bisogna far sì che quel mondo che riversiamo sul foglio sia accessibile a tutti. Bisogna seguire un filo logico senza lasciare la trama in bando, in maniera da poter riannodarne tutti i capi (scusate la contaminazione marinaresca) fino alla fine.

4. Lasciar fare ai personaggi.
Vi è mai capitato di sentir dire a qualche autore che un determinato personaggio ha cominciato a fare di testa sua? No, non è un’affermazione folle, accade davvero... e quando succede, c’è da divertirsi. Il verificarsi di una situazione simile talvolta sta a significare che il personaggio in questione è costruito talmente bene da far emergere il proprio carattere, anche a scapito di intrecci preconfezionati. Può davvero essere una benedizione.

5. Scrivere per sé stessi.
Ultimo consiglio, anche se forse figurerebbe meglio come primo: la scrittura è terapia, è intrattenimento, è un viaggio che l’autore fa in prima persona. È il momento in cui è davvero se stesso, il modo migliore per conoscersi, per sperimentarsi, per mettersi alla prova. Mai tradirsi e svendersi: il nostro primo fan siamo noi. E un tradimento potrebbe non venire perdonato facilmente.



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