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Deliri letterari e altre amenità

06/12/2018, 18:37

esordienti italiani



Blog-tour:-"End-of-the-Road-Bar"-di-Daniele-Batella-(Dark-Zone)


 Per il consueto appuntamento con il blog tour dedicato a Dark Zone, quest’oggi è mio ospite Daniele Batella, che ci racconterà qualcosa a proposito della genesi dei personaggi di "End of the Road Bar".



Per il consueto appuntamento con il blog tour dedicato a Dark Zone, quest’oggi è mio ospite Daniele Batella, che ci racconterà qualcosa a proposito della genesi dei personaggi di "End of the Road Bar".

Come scegli i protagonisti dei tuoi romanzi? Quanto di te c’è in loro?
Sono al primo romanzo, per cui questa mia risposta potrebbe non essere generale ma legata specificatamente a End of the Road Bar: ogni personaggio rappresenta una vita che potenzialmente avrei potuto vivere, una sfumatura di me che, per un motivo o per un altro, non ha prevalso nella formazione della mia personalità e della mia esperienza. Scrivere per me è catartico, in questo senso, in quanto riesco a realizzare, attraverso i miei personaggi, esistenze nascoste negli angoli più o meno bui della mia anima.

Per costruirli preferisci ispirarti a persone reali, oppure li inventi di sana pianta?
Non c’è una regola: alcuni sono frutto della mia immaginazione, altri sono ispirati a persone che conosco. Ci sono quelli che servono a esprimere una pulsione che non ho provato né conosciuto e che quindi nascono dalla mia mente. Poi ci sono quelli che vivono un’esperienza analoga a quelle di amici o parenti: in quel caso mi ispiro volentieri agli "originali".

L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il "cattivo di turno" affinché sia davvero tridimensionale?
Il cattivo, per essere tale, per essere odiato, deve avere una forte motivazione e vivere un grande conflitto. Principalmente con sé stesso, che si riflette nel rapporto con il resto del mondo. Senza questa umanità, questo dolore lancinante che lo porta a fare del male, il cattivo è solo un pazzo, un sadico che uccide tanto per farlo. Questo può far paura, è vero, ma ne appiattisce il carattere e le potenzialità, secondo la mia opinione.

Nel tuo libro c’è un personaggio che preferisci? Hai un aneddoto da raccontarci sul suo conto?
Amo tutte le intricate e complesse umanità che popolano il mio libro, ma sicuramente la mia preferita è Penny, la cameriera dell’End of the Road: impassibile, algida, sicura di sé e misteriosamente affascinante. L’ho messa a capo di un luogo che fin dall’inizio pone l’avventore in soggezione, in una sorta di ammirazione estatica. È divertente pensare però che la prima ispirazione per il bar è venuta da un vecchio e malandato locale in una piccola stazione di paese chiamato "Il Capolinea"! Niente di più lontano dall’eleganza decadente e affascinante dell’End of the Road!

Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare?
Sicuramente l’incipit del romanzo stesso:
«Mi chiamo Penny, e lavoro all’End of the Road.»
È una specie di mantra che la ragazza ripete ogni volta che un avventore varca la soglia del bar: una sorta di frase magica, che dà il via alle serate del locale.

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato! Ti va di lasciare un saluto ai lettori?
Ragazzi, grazie infinite per l’interesse e per le domande stimolanti! Un saluto a tutti voi lettori, vi aspetto all’End of the Road Bar!


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